Sicilia di fuoco: pietra lavica e ossidiana, materia di un'isola

Dall'Etna a Lipari, come la roccia nata dai vulcani è diventata architettura, commercio e ornamento.

12/10/2026

L'Etna, una montagna che costruisce

I catanesi la chiamano semplicemente 'a Muntagna, al femminile, come si fa con una presenza di casa. Con i suoi oltre 3.300 metri l'Etna è il più alto vulcano attivo d'Europa e dal 2013 è Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Ma è anche una cava. Dopo il terremoto del 1693 Catania fu ricostruita con ciò che il vulcano aveva lasciato: basalto scuro per i basamenti e le strade, calcare chiaro per le cornici. Da quel contrasto nasce il barocco catanese, e in pietra lavica è scolpito anche u Liotru, l'elefante di piazza Duomo che Vaccarini pose al centro della sua fontana. La collezione ETNA parte da qui, da una montagna che distrugge e poi fornisce il materiale per ricominciare.

ETNA
ETNA

Il mestiere della pietra nera

Lavorare il basalto etneo è stato per secoli un mestiere a sé. I pirriaturi lo staccavano dalle colate raffreddate, gli scalpellini lo riducevano in basole, i blocchi con cui sono lastricate ancora oggi molte strade della Sicilia orientale. È una pietra dura, pesante, attraversata da minuscole cavità lasciate dai gas. Bocciardata resta opaca e ruvida, levigata diventa di un grigio profondo, quasi vellutato. È questa doppia natura a renderla interessante anche in piccolo formato: Volcanica ne conserva la grana naturale, mentre accanto all'argento di SICILY 925 il nero della lava trova lo stesso equilibrio di chiaro e scuro delle facciate catanesi.

ETNA
ETNA

Ossidiana, il vetro che viaggiava per mare

L'ossidiana è lava che si è raffreddata troppo in fretta per cristallizzare: un vetro naturale, nero e lucente, che si spezza in schegge taglienti come lame. Nel Neolitico era tra le materie più ricercate del Mediterraneo, e Lipari ne era una delle fonti principali. Già nel VI millennio a.C. l'ossidiana eoliana viaggiava su imbarcazioni rudimentali verso la Sicilia, la penisola italiana, fino alla Dalmazia e alla Francia meridionale; un'altra sorgente era Pantelleria. Chi oggi sale alle Rocche Rosse, sulla costa nord-orientale di Lipari, cammina su una colata di età medievale dove il vetro vulcanico affiora ancora in vene brillanti. A quella superficie scura, che riflette la luce senza trattenerla, guarda la collezione Ossidiana.

Volcanica
Volcanica

Ciò che fiorisce sulla lava

Una colata appena raffreddata sembra un deserto, ma non lo resta a lungo. I primi ad arrivare sono i licheni, che in pochi decenni ingrigiscono la roccia e cominciano a sgretolarla. Poi vengono la romice e la saponaria dell'Etna, i cuscini spinosi dello spino santo e infine la ginestra dell'Etna, che a inizio estate copre di giallo i versanti neri. I botanici le chiamano piante pioniere: preparano il suolo per i boschi di pino laricio e di betulla che verranno dopo. È una delle immagini più precise dell'isola, la vita che si insedia sul minerale senza cancellarlo. FIORI DI LAVA traduce in gioiello proprio questo incontro tra la materia scura e la forma vegetale.

ETNA
ETNA

Caltagirone, quando la lava incontra lo smalto

A Caltagirone la tradizione ceramica risale almeno all'età araba, e la città ne porta i segni ovunque. La scalinata di Santa Maria del Monte, costruita nel 1606, conta 142 gradini; dal 1954 le alzate sono rivestite di maioliche, ogni rampa con motivi diversi. Qui la pietra lavica ha trovato una seconda vita: tagliata in lastre e smaltata a fuoco, diventa supporto per i gialli, i verdi ramina e i blu della decorazione calatina. Il basalto dà la resistenza, lo smalto il colore. La collezione CALTAGIRONE raccoglie questa eredità di ornamento fitto e luminoso. Per seguire il percorso della materia vulcanica in tutte le sue forme, il resto delle collezioni è su tutte le collezioni.

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