L'Etna, una montagna che costruisce
I catanesi la chiamano semplicemente 'a Muntagna, al femminile, come si fa con una presenza di casa. Con i suoi oltre 3.300 metri l'Etna è il più alto vulcano attivo d'Europa e dal 2013 è Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Ma è anche una cava. Dopo il terremoto del 1693 Catania fu ricostruita con ciò che il vulcano aveva lasciato: basalto scuro per i basamenti e le strade, calcare chiaro per le cornici. Da quel contrasto nasce il barocco catanese, e in pietra lavica è scolpito anche u Liotru, l'elefante di piazza Duomo che Vaccarini pose al centro della sua fontana. La collezione ETNA parte da qui, da una montagna che distrugge e poi fornisce il materiale per ricominciare.

Il mestiere della pietra nera
Lavorare il basalto etneo è stato per secoli un mestiere a sé. I pirriaturi lo staccavano dalle colate raffreddate, gli scalpellini lo riducevano in basole, i blocchi con cui sono lastricate ancora oggi molte strade della Sicilia orientale. È una pietra dura, pesante, attraversata da minuscole cavità lasciate dai gas. Bocciardata resta opaca e ruvida, levigata diventa di un grigio profondo, quasi vellutato. È questa doppia natura a renderla interessante anche in piccolo formato: Volcanica ne conserva la grana naturale, mentre accanto all'argento di SICILY 925 il nero della lava trova lo stesso equilibrio di chiaro e scuro delle facciate catanesi.

Ossidiana, il vetro che viaggiava per mare
L'ossidiana è lava che si è raffreddata troppo in fretta per cristallizzare: un vetro naturale, nero e lucente, che si spezza in schegge taglienti come lame. Nel Neolitico era tra le materie più ricercate del Mediterraneo, e Lipari ne era una delle fonti principali. Già nel VI millennio a.C. l'ossidiana eoliana viaggiava su imbarcazioni rudimentali verso la Sicilia, la penisola italiana, fino alla Dalmazia e alla Francia meridionale; un'altra sorgente era Pantelleria. Chi oggi sale alle Rocche Rosse, sulla costa nord-orientale di Lipari, cammina su una colata di età medievale dove il vetro vulcanico affiora ancora in vene brillanti. A quella superficie scura, che riflette la luce senza trattenerla, guarda la collezione Ossidiana.

Ciò che fiorisce sulla lava
Una colata appena raffreddata sembra un deserto, ma non lo resta a lungo. I primi ad arrivare sono i licheni, che in pochi decenni ingrigiscono la roccia e cominciano a sgretolarla. Poi vengono la romice e la saponaria dell'Etna, i cuscini spinosi dello spino santo e infine la ginestra dell'Etna, che a inizio estate copre di giallo i versanti neri. I botanici le chiamano piante pioniere: preparano il suolo per i boschi di pino laricio e di betulla che verranno dopo. È una delle immagini più precise dell'isola, la vita che si insedia sul minerale senza cancellarlo. FIORI DI LAVA traduce in gioiello proprio questo incontro tra la materia scura e la forma vegetale.

Caltagirone, quando la lava incontra lo smalto
A Caltagirone la tradizione ceramica risale almeno all'età araba, e la città ne porta i segni ovunque. La scalinata di Santa Maria del Monte, costruita nel 1606, conta 142 gradini; dal 1954 le alzate sono rivestite di maioliche, ogni rampa con motivi diversi. Qui la pietra lavica ha trovato una seconda vita: tagliata in lastre e smaltata a fuoco, diventa supporto per i gialli, i verdi ramina e i blu della decorazione calatina. Il basalto dà la resistenza, lo smalto il colore. La collezione CALTAGIRONE raccoglie questa eredità di ornamento fitto e luminoso. Per seguire il percorso della materia vulcanica in tutte le sue forme, il resto delle collezioni è su tutte le collezioni.