Le mani dell'isola: mestieri e botteghe della tradizione siciliana

Maiolica, argento, tufo e fichi d'India: i saperi artigiani che hanno dato forma all'immaginario della Sicilia.

26/10/2026

Caltagirone, la città dei vasi

Il nome di Caltagirone conserva un'eco araba, qal'at al-ghiran, che la tradizione traduce come «rocca dei vasi» o «delle grotte». Proprio in età islamica si diffusero qui gli smalti stanniferi e le cotture capaci di fissare il colore sull'argilla. L'opera più celebre di questa storia è la Scala di Santa Maria del Monte: 142 gradini costruiti a partire dal 1608 per collegare la città bassa alla chiesa madre della parte alta. Nel 1954 le alzate furono rivestite di maioliche, e ogni gradino richiama un diverso secolo della produzione locale. Il blu cobalto, il giallo e il verde ramina sono ancora i colori delle botteghe cittadine. La collezione Caltagirone ne riprende i motivi decorativi e porta nel metallo e nello smalto il ritmo dei tralci e delle foglie.

CALTAGIRONE
CALTAGIRONE

Il pumo, un augurio sulla soglia

Sui balconi e sulle balaustre dell'isola si vede spesso un frutto di ceramica chiuso, a forma di bocciolo o di pigna: è il pumo. La sua forma rimanda a un'idea antichissima di fertilità e di rinascita, la gemma che custodisce il seme. Per questo ancora oggi si regala agli sposi o a chi entra in una casa nuova. Ogni bottega lo interpreta a modo suo: foglie d'acanto sovrapposte, invetriature lucide, colori che cambiano da Santo Stefano di Camastra a Caltagirone. Più che un ornamento, è un buon augurio messo sulla soglia e rivolto verso la strada, perché protegga chi abita all'interno. La collezione PIGNA porta questa forma dal balcone al collo e al polso, e ne conserva intatto il significato di prosperità.

CALTAGIRONE
CALTAGIRONE

Gli argentieri di Palermo e il punzone dell'aquila

Tra Seicento e Settecento Palermo e Messina erano centri di un'oreficeria raffinata, regolata da corporazioni molto severe. A Palermo il Consolato degli orafi e argentieri imponeva sul metallo il punzone con l'aquila e la sigla RUP, Regia Urbs Panormi. Accanto c'erano le iniziali del console, che garantiva il titolo della lega. Calici, ostensori, paliotti d'altare e reliquiari, oggi conservati nei musei diocesani, mostrano un sapere fatto di sbalzo, cesello e filigrana. Il punzone era una promessa di purezza che chiunque poteva verificare, un patto di fiducia tra bottega e committente. Lo stesso principio regola oggi l'argento 925, la lega sterling marcata e certificata: la collezione SICILY 925 raccoglie questa eredità di rigore e la applica ai simboli dell'isola.

PIGNA
PIGNA

Favignana, tra il tufo e la tonnara

A Favignana l'artigianato ha lavorato due materie: la pietra e il mare. Per secoli i pirriaturi hanno scavato a mano la calcarenite, il tufo chiaro dell'isola. Le cave che hanno lasciato oggi si aprono come giardini nascosti tra i muretti a secco. Nel 1874 i Florio acquistarono l'arcipelago delle Egadi e fecero della tonnara uno stabilimento modello per la conservazione del tonno sott'olio. L'ex Stabilimento Florio, restaurato, si può visitare. La mattanza, guidata dal rais e scandita dai canti dei tonnaroti, ha segnato la vita dell'isola fino al 2007. La collezione Favignana nasce da questo paesaggio di luce, pietra porosa e acqua turchese, e ne riprende la semplicità limpida.

CALTAGIRONE
CALTAGIRONE

Il fico d'India, sapere contadino

Arrivato dalle Americhe nel Cinquecento, il fico d'India è diventato siciliano nel giro di pochi secoli, fino a essere il segno vegetale dell'isola. Cresce sui suoli vulcanici dell'Etna e sulle colline di San Cono, due aree tutelate dalla Denominazione di Origine Protetta. I contadini praticano la «scozzolatura»: a inizio estate eliminano i primi fiori per ottenere una seconda fioritura e i frutti tardivi, detti bastardoni, che si raccolgono in autunno. Anche le pale hanno sempre avuto un ruolo nella vita rurale, come recinzioni vive e come foraggio nei mesi più secchi. La collezione Ficodi stilizza questa sagoma inconfondibile di pale e frutti e ne fa un emblema da indossare.

Il filo che unisce le botteghe

Il ceramista, l'argentiere e il cavatore di tufo hanno una cosa in comune: lavorano direttamente la materia del proprio luogo e tramandano una forma riconoscibile da una generazione all'altra. A Taormina, lungo il Corso Umberto, le vetrine accostano ancora ceramiche, ricami e gioielli. Sono gli eredi di una clientela internazionale che dalla fine dell'Ottocento ha reso la città un crocevia di gusto e di scambi. La collezione Taormina ne raccoglie l'eleganza misurata. Per scoprire come ogni mestiere dell'isola diventa un gioiello, vi invitiamo a esplorare tutte le collezioni di I Love Sicily.

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