Un anno in Sicilia: neve, tonnare, luminarie e fichi d'India

Dall'inverno sull'Etna alla raccolta d'autunno, il calendario di un'isola scandito da lavori, feste e raccolti

02/11/2026

Inverno: la neve dell'Etna, un tesoro da conservare

Per secoli la neve dell'Etna è stata una merce. D'inverno i nevaioli la raccoglievano, la pressavano nelle neviere, fosse di pietra scavate sui fianchi del vulcano, e la coprivano di paglia e terra. Con il caldo la portavano a valle a dorso di mulo, verso Catania, Messina e perfino Malta, per conservare i cibi, curare le febbri e preparare sorbetti e granite. I diritti su questo commercio erano una rendita importante, contesa fra baroni ed enti ecclesiastici. Ancora oggi, chi sale d'inverno verso i crateri sommitali vede il nero della lava sotto il bianco della neve: è lo stesso contrasto da cui nascono le forme della collezione Etna, dove la montagna è materia e insieme orizzonte.

FIORI DI LAVA
FIORI DI LAVA

Primavera: la ginestra che fiorisce sulla lava

Tra maggio e luglio le colate dell'Etna si coprono di giallo. È la ginestra dell'Etna, Genista aetnensis, una specie endemica che, insieme al romice e ad alcuni licheni, è tra le prime piante a mettere radici sulla roccia raffreddata. Le sue radici frantumano la pietra e preparano il terreno per la vegetazione che verrà: è per questo che i botanici la chiamano pianta pioniera, e che i contadini l'hanno sempre vista come il segno che la terra bruciata tornava a vivere. Leopardi, sulle pendici di un altro vulcano, la chiamò «fiore del deserto». La collezione Fiori di Lava parte proprio da questo dialogo fra fuoco e rinascita, fra la durezza del basalto e la leggerezza di un petalo.

ETNA
ETNA

Maggio e giugno: il tempo della tonnara

A Favignana la primavera inoltrata era la stagione della tonnara. I tonni rossi passavano lungo le Egadi diretti verso i luoghi di riproduzione, e un sistema di reti fisse, lungo chilometri, li guidava fino all'ultima stanza, la «camera della morte». A dirigere tutto era il rais, figura a metà fra capitano e sacerdote, mentre i tonnaroti scandivano la fatica con i canti della cialoma. Dal 1874 la tonnara appartenne ai Florio, che vi costruirono il grande stabilimento per la lavorazione del pesce, oggi diventato museo. L'ultima mattanza tradizionale si è tenuta nel 2007. Di quel mondo restano le architetture, la memoria e il mare limpido dell'isola, che la collezione Favignana traduce in linee nette e colori d'acqua.

Favignana
Favignana

Luglio: la Scala di Caltagirone si accende

La Scala di Santa Maria del Monte, a Caltagirone, collega dal Seicento la città bassa alla chiesa madre più antica. Nel 1954 le sue alzate sono state rivestite di maioliche dipinte, che ripercorrono gli stili della ceramica locale dagli Arabi ai giorni nostri. Nelle notti del 24 e 25 luglio, per la festa di San Giacomo patrono, la scala viene illuminata da migliaia di «coppi», lumini di carta colorata disposti in modo da comporre un unico disegno che si legge solo da lontano. Nelle stesse botteghe di ceramisti prende forma anche la pigna, posata sui balconi e ai lati delle porte come augurio di fertilità e abbondanza. Due tradizioni che ritornano nelle collezioni Caltagirone e Pigna.

ETNA
ETNA

Autunno: i fichi d'India tardivi

Il fico d'India arrivò dalle Americhe nel Cinquecento e in Sicilia trovò una seconda patria. Il suo frutto più pregiato nasce da una pratica contadina chiamata scozzolatura: tra fine maggio e giugno si eliminano i primi fiori, e la pianta ne produce una seconda fioritura più tardiva. I frutti maturano così tra ottobre e novembre, più grandi e più succosi, e vengono chiamati «bastardoni». A San Cono e sulle pendici dell'Etna, fra Biancavilla e Adrano, questa coltura ha ottenuto il riconoscimento DOP. È l'ultimo raccolto dell'anno, quello che chiude il calendario dell'isola, e che la collezione Ficodi ha trasformato in una forma da indossare. Per continuare il viaggio tra stagioni e luoghi della Sicilia, vi invitiamo a esplorare tutte le collezioni I Love Sicily.

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